Associazione New Dreams

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Lettera di un figlio alla sua mamma:“Cara Madre..”

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altDa dove cominciare? Certe volte, inizio a scrivere senza manco sapere ne avere una traccia su cosa scrivere e tantomeno “pensare”. Scrivo e basta, “picchio ” con le dita la tastiera del mio pc, cerco le lettere, le metto assieme, formulo parole, frasi e, poi compongo. Mi fermo, leggo un attimo.. e poi riprendo. Certo, mi capita di pensare a cose che vorrei dire ma, mi soffermo di nuovo e tra me dico: “no, vado avanti, voglio scrivere senza ponderare”. Poi, Penso alla giornata appena trascorsa, a quante cose ho dovuto fare. Certo, il lavoro richiede impegno, tempo, e forse anche troppo per la verità. Giornate intere a correre, a risolvere, pianificare problemi, raggiungere obiettivi importanti, credo, almeno penso che, debba essere così? Quante persone ho incontrato oggi? Quante telefonate fatte e ricevute? Tante davvero. Poi, a sera, finita la giornata appendo il telefono al “chiodo”, rifletto..”chi vuoi che mi chiami?” Il lavoro è finito, domani si ricomincia, il telefono riprenderà a squillare, io riprenderò il solito “tran tran”. Ma stasera, questa sera, è strana. Un senso di vuoto mi ha preso, non capisco, ne trovo la ragione di ciò? Ma, faccio finta di nulla e, continuo a “picchiare” la tastiera del mio pc. La mia vita dura una giornata, non è possibile, penso, a sera il telefono smette di squillare, mi vado a coricare, un po’ di tv, qualche notizia dal tg e, stanco ma non felice, questa sera mi addormento.. almeno ci provo. Stati d’animo, credo così si chiamino? Maà..davvero non saprei? Ma stasera, è proprio così. Mani che tremano, ansia, e pensieri confusi. Nella nebbia della mia mente e, nei pensieri malformi , se ne affaccia uno, è chiaro, comincio a ricordare, anzi, cominicio a scriverlo: Poco fa, prima di rincasare, son passato da mia madre, lei è anziana, ammalata, mille acciacchi, una vita dura la sua, un fisico esile, sofferente, eppure appena mi ha visto, mi ha abbracciato e dato un bacio. Mia madre è ancora lucida, nonostante gli anni, nonostante tutto, una forza grande la sua. Sul balcone di casa sua, ho preso una sedia e mi son seduto, lei vive da sola, mio padre non cè più, ormai da sette anni, gli manca molto, manca anche a me, davvero tanto. Lei, stasera parlava, mi raccontava la “sua” giornata, diversa dalla mia, una giornata fatta di piccole cose, gesti ai quali, lei dà una “sua” importanza. Io l’ ascoltavo, ma, distratto, guardavo il cellulare, un sms, lo leggevo, era evidente, non l’ascoltavo. Mia madre invece, continuava a parlare, finalmente, ha catturato la mia attenzione, ho iniziato a guardarla, a pensare, a ricordare e, finalmente ho capito? Cara mamma, quanto devi amarmi ? Quanti sacrifici, quante ansie per noi figli, una vita intera spesa solo e tutta per noi. Cara mamma, io sono tuo figlio, ora ho capito che, per te son sempre un “ragazzino” quel bambino che, ti correva incontro e ti abbracciava. Io oggi, ho quasi cinquant’anni e al tuo cospetto ritorno a essere figlio, un bambino con dentro al cuore rimpianti per non essere più coccolato da te. La voglia di abbracciarti, di rivivere quei momenti della mia adolescenza è tanta , riaffiora nella mente con prepotenza, la vedo riflessa nei tuoi occhi. Io figlio, ora padre, abbracciarti sì..è non me ne vergogno, posso gridare ancora che, tu sei la mia mamma e, che sei qui. Quanti possono ancora farlo, quanti lo dimenticano, quanti hanno rimpianti per non averlo fatto? Finalmente ho trovato, finalmente ho capito di cosa parlare questa sera: Parlerò di te! Di quanto sei importante e, di quanto conti per me. Ma per parlare di te, mi ci vorrebbero a questo punto, centinaia di pagine? Sarò sintetico, provo a fare come tu mi hai insegnato, pochi gesti, poche parole e, un grande significato. Ricorderò questa sera, l’ora è alta, in compenso, l’ansia è sparita. Ho trovato mia madre nei “miei pensieri”, lei grazie a Dio è ancora qui, accanto a me. Cara mamma, quando sarò con te, spegnerò il telefono, smetterò di correre, mi siederò sul balcone di casa tua, ti prenderò la mano e, saprò ascoltarti. La tua voce è un bene prezioso, lo devo custodire nella mia memoria, poi, guardandoti negli occhi, non smetterò mai di pensare, mai smetterò di dirti: “Cara Madre, grazie, grazie, per essere ancora qui con me!”


 

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